ATALANTA - JUVENTUS

2-0

Coppa Italia
Ottavi Di Finale  
 
     
 
  19-11-2004    
 
     
  Arbitro Mauro Bergonzi (Ita)  
     
     
 
Atalanta
 
   
 
 
 
 
 
   
 
Juventus
 
 
2  
(PT 0-0)
0
 
     
  Marcatori  
     
 
58'   Lazzari  
 
76'   Lazzari  
 
 
 
 
 
Formazioni
 
 
 
                    Calderoni  
 
                    Rivalta  
 
                    Gonnella  
 
                    Sala  
 
                    Bellini  
 
                    Bernardini  
 
                    Marcolini  
 
                    Mingazzini  
 
                67' Montolivo  
 
                    Lazzari  
 
                67' Saudati  
 
                    Mandorlini All.
 
 
  Chimenti                    
 
  Ferrara                    
 
  Legrottaglie 67'                
 
  Iuliano                    
 
  Birindelli 85'                
 
  Appiah                    
 
  Tacchinardi                    
 
  Olivera                    
 
  Kapo                    
 
  Nedved 68'                
 
  Zalayeta                    
 
All. Capello                    
 
 
     
  Sostituzioni  
     
 
                67' Gautieri
 
                67' Budan
 
 
Thuram 67'                
 
Volpato 68'                
 
Blasi 85'                
 
 
     
 
 
Note
 
3 Angoli 2
 
5 Tiri in porta 3
 
4 Tiri fuori 3
 
4 Fuorigioco 1
 
1 Pali/Traverse 0
 
Spettatori
 
6315
 
     
  Durata partita  
     
  1° tempo: 45' - 2° tempo: 49' - Tempi supplementari:  
     


 

 
 
 LEGENDA
 
Giocatore Sostituito Ammonizione Doppia Ammonizione Rigore Fallito Autorete
 
Giocatore Subentrato Espulsione Rigore Parato Rigore Gol
 
 
Con una doppietta del suo giovane talento, la squadra bergamasca batte la Juve 2, lenta e arrugginita. Traversa di Thuram.

BERGAMO, 19 novembre 2004 - Sei gol in sei partite. Gli altri la snobbano, lui no. Andrea Lazzari da Bergamo, classe '84 centrocampista, nel suo Comunale, infila una doppietta alla Juve che vale la vittoria e qualcosa di più. Per l'avversario che dà sempre grandi soddisfazioni, ma soprattutto perché cancella il lungo digiuno del gol (tre giornate di campionato) e l'astinenza da vittoria (sempre in campionato) che stava diventando un incubo vero per i ragazzi di Mandorlini.
Tutto in una notte, quella dell'andata degli ottavi di finale. E' la Juve? E' quella due, delle riserve, lenta e arrugginita, a tratti superficiale, insicura, irriconoscibile. A Bergamo, in coppa Italia, i bianconeri non hanno mai vinto, non lo fanno neanche questa volta. Ma in 90' incassano la metà dei gol presi in quindici partite, tra campionato e coppa. E per la prima volta non segnano. Riserve bocciate.
Il turnover è pesante, dell'undici di Lecce gli unici confermati sono Appiah e Olivera, il solo titolare vero è Nedved (assente per squalifica nel pantano salentino di domenica scorsa) che fatica a trovare la posizione giusta, lascia partire l'unico tiro in porta di tutti i primi 45' minuti chiusi e noiosi, e poi abbandona per una botta che "commenta" con una pallonata di stizza sui cartelloni. Il resto è mix che non funziona tra redivivi e giovani promesse, con tanto di debutto di Volpato quando il ceco appunto esce zoppicando. Il campione del futuro, dicono. Intanto la Juve incassa la seconda sconfitta stagionale, l'altra in campionato a Reggio, rivede i fantasmi della "banda del buco" e rompe il feeling con il gol a cui era abbonata, fedelissima da tempo. Ci prova pochissimo, con il contagocce. E' sfortunato Thuram (subentrato per Legrottaglie: ritorno con infortunio alla spalla) quando di piatto colpisce la traversa, ma è a dir poco superficiale più avanti su Budan che dalla sinistra lancia Lazzari per il raddoppio. E' il 36' della ripresa, è il bis che chiude il match (o quasi, perché nel finale c'è anche un gol di Budan annullato per fuorigioco che lascia qualche dubbio) e fa risolgere l'Atalanta.
Capello non ne farà una tragedia, ha obiettivi ben più importanti, ma di certo non starà zitto con i suoi, i fallimenti non piacciono a nessuno. E questo lo è nel turnover e nella difesa a tre schierata per la prima volta. Non rispondono presente, come lui si aspettava, i vecchi senatori dimenticati (appena un anno fa erano colonne della Juve) e probabilmente feriti dal "contentino" coppa Italia con tanto di annuncio del boss: "Se arrivo in semifinale giocano i titolari". Ferrara (il migliore comunque), Legrottaglie e Iuliano dietro, Birindelli esterno di destra a centrocampo, con Appiah e Tacchinardi in mezzo e Olivera largo a destra nell'ennesimo esperimento tattico (che funziona poco, ma non va meglio nella ripresa, quando torna a destra e più libero dietro le punte). Poi Nedved e Kapo dietro a Zalayeta. Non hanno confidenza e non riescono mai a superare il muro di Mandorlini. Il ritmo è basso, la gara tattica, equilibrata, bruttina, con l'Atalanta accorta in difesa, che tiene le posizioni, chiude tutti gli spazi e si dedica al contropiede, e la Juve che gira gira e sempre a vuoto.
 
Mandorlini vince. Con pazienza e astuzia. Con il suo inedito 4-3-2-1, anche qui con pochissimi titolari (mancano da Albertini a Zenoni, indisponibili per infortunio e squalifica, sino a Taibi, Natali…), con due trequartisti (a sorpresa Montolivo, quello che piace alla Juve e Lazzari, quello che la mette k.o.) dietro Saudati (che vince il ballottaggio con Comandini, ma resta tanto solo e spesso in fuorigioco) che è più di un esperimento vista la batosta-Pazzini. Buon pressing in mezzo e tanta attenzione in difesa. La Juve fa inutile possesso palla, non sfrutta le fasce, non trova mai profondità. Torna all'amato 4-4-2 quando Kapo si allarga a sinistra, Olivera torna a destra e Volpato va a fare coppia con Zalayeta, ma continua a girare inutilmente e commette errori che non si vedevano da tempo. L'Atalanta capisce che può osare e riparte (nella ripresa) più pimpante e determinata. Il gol arriva dopo 13' minuti, rinvio sbagliato di Iuliano, doppio tentativo di Lazzari che al secondo infila. Poi il bis, il tris annullato. Il gioco non l'è mai mancato, il gol e la vittoria sì e rischiavano di diventare un caso da analista. Ecco l'iniezione di fiducia che serviva.

 

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