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BERGAMO, 19 novembre 2004 - Sei gol in sei partite. Gli altri la snobbano,
lui no. Andrea Lazzari da Bergamo, classe '84 centrocampista, nel suo
Comunale, infila una doppietta alla Juve che vale la vittoria e qualcosa
di più. Per l'avversario che dà sempre grandi soddisfazioni, ma
soprattutto perché cancella il lungo digiuno del gol (tre giornate di
campionato) e l'astinenza da vittoria (sempre in campionato) che stava
diventando un incubo vero per i ragazzi di Mandorlini.
Tutto in una notte, quella dell'andata degli ottavi di finale. E' la Juve?
E' quella due, delle riserve, lenta e arrugginita, a tratti superficiale,
insicura, irriconoscibile. A Bergamo, in coppa Italia, i bianconeri non
hanno mai vinto, non lo fanno neanche questa volta. Ma in 90' incassano la
metà dei gol presi in quindici partite, tra campionato e coppa. E per la
prima volta non segnano. Riserve bocciate.
Il turnover è pesante, dell'undici di Lecce gli unici confermati sono
Appiah e Olivera, il solo titolare vero è Nedved (assente per squalifica
nel pantano salentino di domenica scorsa) che fatica a trovare la
posizione giusta, lascia partire l'unico tiro in porta di tutti i primi
45' minuti chiusi e noiosi, e poi abbandona per una botta che "commenta"
con una pallonata di stizza sui cartelloni. Il resto è mix che non
funziona tra redivivi e giovani promesse, con tanto di debutto di Volpato
quando il ceco appunto esce zoppicando. Il campione del futuro, dicono.
Intanto la Juve incassa la seconda sconfitta stagionale, l'altra in
campionato a Reggio, rivede i fantasmi della "banda del buco" e rompe il
feeling con il gol a cui era abbonata, fedelissima da tempo. Ci prova
pochissimo, con il contagocce. E' sfortunato Thuram (subentrato per
Legrottaglie: ritorno con infortunio alla spalla) quando di piatto
colpisce la traversa, ma è a dir poco superficiale più avanti su Budan che
dalla sinistra lancia Lazzari per il raddoppio. E' il 36' della ripresa, è
il bis che chiude il match (o quasi, perché nel finale c'è anche un gol di
Budan annullato per fuorigioco che lascia qualche dubbio) e fa risolgere
l'Atalanta.
Capello non ne farà una tragedia, ha obiettivi ben più importanti, ma di
certo non starà zitto con i suoi, i fallimenti non piacciono a nessuno. E
questo lo è nel turnover e nella difesa a tre schierata per la prima
volta. Non rispondono presente, come lui si aspettava, i vecchi senatori
dimenticati (appena un anno fa erano colonne della Juve) e probabilmente
feriti dal "contentino" coppa Italia con tanto di annuncio del boss: "Se
arrivo in semifinale giocano i titolari". Ferrara (il migliore comunque),
Legrottaglie e Iuliano dietro, Birindelli esterno di destra a centrocampo,
con Appiah e Tacchinardi in mezzo e Olivera largo a destra nell'ennesimo
esperimento tattico (che funziona poco, ma non va meglio nella ripresa,
quando torna a destra e più libero dietro le punte). Poi Nedved e Kapo
dietro a Zalayeta. Non hanno confidenza e non riescono mai a superare il
muro di Mandorlini. Il ritmo è basso, la gara tattica, equilibrata,
bruttina, con l'Atalanta accorta in difesa, che tiene le posizioni, chiude
tutti gli spazi e si dedica al contropiede, e la Juve che gira gira e
sempre a vuoto.
Mandorlini vince. Con pazienza e astuzia. Con il suo inedito 4-3-2-1,
anche qui con pochissimi titolari (mancano da Albertini a Zenoni,
indisponibili per infortunio e squalifica, sino a Taibi, Natali…), con due
trequartisti (a sorpresa Montolivo, quello che piace alla Juve e Lazzari,
quello che la mette k.o.) dietro Saudati (che vince il ballottaggio con
Comandini, ma resta tanto solo e spesso in fuorigioco) che è più di un
esperimento vista la batosta-Pazzini. Buon pressing in mezzo e tanta
attenzione in difesa. La Juve fa inutile possesso palla, non sfrutta le
fasce, non trova mai profondità. Torna all'amato 4-4-2 quando Kapo si
allarga a sinistra, Olivera torna a destra e Volpato va a fare coppia con
Zalayeta, ma continua a girare inutilmente e commette errori che non si
vedevano da tempo. L'Atalanta capisce che può osare e riparte (nella
ripresa) più pimpante e determinata. Il gol arriva dopo 13' minuti, rinvio
sbagliato di Iuliano, doppio tentativo di Lazzari che al secondo infila.
Poi il bis, il tris annullato. Il gioco non l'è mai mancato, il gol e la
vittoria sì e rischiavano di diventare un caso da analista. Ecco
l'iniezione di fiducia che serviva.
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